ITA – Governo del cambiamento, tra la speranza e il terrore

Governo del Cambiamento. Sánchez e Iglesias si abbracciano durante la firma del patto. EFE / PACO CAMPOS
Governo del Cambiamento. Sánchez e Iglesias si abbracciano durante la firma del patto. EFE / PACO CAMPOS

Gli ultimi due appuntamenti elettorali in Spagna, invece di chiarire la situazione politica e facilitare la governabilità dello Stato, l’hanno complicata ancora di più. Il futuro Governo del Cambiamento divide la Spagna tra gli speranzosi e i terrorizzati. Il Partito Socialista cercavano una vittoria più comoda rispetto agli ultimi due falliti incontri elettorali in Spagna. Ma i risultati non consentirono di superare i blocchi e le linee rosse tra i partiti. Tuttavia, invece di chiarire la situazione, è stata ulteriormente complicata. E le alternative non piacciono a nessuno.

Governo del Cambiamento
La sfida del Governo del Cambiamento.

La speranza socialista

Inizialmente il Partito Socialista sognava una vittoria più ampia che non richiedesse il sostegno del partito Podemos di Pablo Iglesias. Fonti socialiste sottolineavano come principale disaccordo l’ambiguità di Podemos. Ambiguità riguardo ad alcune aree dello Stato come l’economia e il problema catalano.
Contro i sondaggi che prevedevano una vittoria più chiara, i consensi di Pedro Sanchez, peggiorarono leggermente. Nonostante avesse vinto le elezioni di nuovo. Ciò significava che il sostegno di Podemos non era più suficiente. Il capriccioso destino lasciava la governabilità della Spagna tra le mani di ERC: ll partito indipendentista repubblicano catalano Esquerra Republicana de Cataluña.

La minaccia accentratrice

Come conseguenza potremmo considerare ERC como un partito così contrario all’esistenza stessa della Spagna attuale. Credere che ERC non avesse interesse a farsi coinvolgere nella formazione di un governo. Tuttavia, c’è la minaccia di un possibile ritorno al potere dei partiti conservatori della destra. E questo gli obbliga a optare per un governo di coalizione di sinistra. Ma il costo in Catalonia è importate, rischiano di essere visti come dei traditori che appoggiamo lo Stato. Strategicamente una proposta di governo in Spagna che sostiene il multilateralismo e la plurinazionalità dello Stato e sempre preferibile. Sopratutto di fronte al ritorno di un governo di destra. Quest’altra opzione sarebbe un governo con una chiara tendenza opposta all’indipendenza catalana. E combativa con i partiti che la sostengono. Principalmente a causa dell’ascesa del partito di strema destra VOX di Santiago Abascal. È stato il grande vincitore delle ultime elezioni. È cresciuto in un anno fino a diventare la terza forza del parlamento spagnolo.

Il suicidio di Cittadini

Ma questo scenario volatile e frammentato avrebbe potuto essere evitato attraverso chi deteneva la terza forza del parlamento. Sopratutto se il partito Cittadini di Albert Rivera non si fosse così fortemente negato a raggiungere qualsiasi tipo di accordo con il Partito Socialista. Decisione paradossale in un partito nato con una vocazione “cerniera” e con capacità di negoziazione e accordo sia a sinistra che a destra dell’arco politico spagnolo. E soprattutto combattivo con l’indipendenza, essendo la prima forza nel parlamento catalano.
Questa decisione di mettere una linea rossa al Partito Socialista di Pedro Sánchez ha provocato una debacle nei Cittadini, portandolo quasi alla sua scomparsa e con il suo leader dimesso, lasciando il destino della Spagna nelle mani degli indipendentisti catalani.

I terrorizzati

Infatti, di fronte a questa situazione “kafkiana” una parte della società spagnola la osserva con grande preoccupazione ed ansia. È vero che il tono, i messaggi e le posizioni politiche prima delle elezioni sono incompatibili con l’accordo di governo che è stato chiuso in solo 24 ore tra il Partito socialista e Podemos. In verità non c’erano altre alternative se non un terzo processo elettorale. Ma è comprensibile la sorpresa tra i cittadini. Hanno ascoltato pochi giorni prima delle elezioni il presidente del governo Pedro Sánchez dichiarando dal palazzo presidenziale che non sarebbe mai stato d’accordo con Pablo Iglesias e Podemos. “Non avrei dormito tranquillamente sapendo che qualcuno vicino a Pablo Iglesias dirigesse il Ministero delle Finanze”. “Se si fosse formato un governo di coalizione, oggi avremmo una crisi del governo“. Queste affermazioni sono state contraddette in modo fragrante a causa del “patto del abbraccio” tra i due leader di centro-sinistra 24 ore dopo il risultato elettorale.

Ma è anche vero che il raggiungimento della maggioranza non dipende nemmeno esclusivamente da questo patto forzato e dalla sua coesistenza. Richiede piuttosto il sostegno di vari piccoli partiti regionalisti e nazionalisti, alcuni di sinistra e altri di destra. Naturalmente, ottenere la somma necessaria di tali deputati diversi ed opposti è una vera sfida. Alcuni lo chiamano “Governo Frankenstein”.

Gli speranzosi

Tuttavia, nonostante ciò, esiste un altro importante settore della società spagnola stanco di tanti appuntamenti elettorali falliti e della mancanza di un governo. Ma che attende con curiosità a quello che sarà il primo governo di coalizione ad ampio spettro della democrazia spagnola.
Inoltre, dopo aver presentato il programma elettorale congiunto tra i Podemitas e i Socialisti, vengono raccolte alcune importanti rivendicazioni progressiste per la Spagna. Proposte nel campo dell’eutanasia, adattamento delle strutture statali ai sentimenti nazionalisti e regionalisti, revisione fiscale con aumento delle tasse sui più ricchi, eliminazione della religione nelle scuole, politiche pensionistiche ed aumento del salario professionale minimo, condizioni favorevoli alla famiglia, cura delle persone a carico, ecc.

Il governo del cambiamento

Al dire il vero per tutto questo, siamo di fronte a un governo del cambiamento. Cambiamento non tanto per passare da un sistema a partito unico di maggioranza assoluta a un governo di coalizione. Ma per essere davanti ad un governo plurideologico. Un governo che ha nel suo portafoglio proposte legislative fondamentali per il futuro della Spagna.

Sfortunatamente, la crisi catalana ha bloccato troppo a lungo il progresso sociale ed economico di questo paese, monopolizzando il dibattito, le istituzioni e gli sforzi politici e legislativi. Questo probabile futuro governo di coalizione ha la sfida di rilanciare il resto delle questioni all’agenda pubblica. E anche dare una risposta democratica ed equa alla crisi catalana.

Al contrario in caso di fallimento, è molto probabile che la sinistra in Spagna subisca una severa punizione nelle urne. E che la paghi durante diverse legislature. Questo darà il timone della nazione ad una destra complessa. Un Partito Popolare fissato a chi il partito di estrema destra VOX compete l’elettorato. Ciò costringe il principale partito conservatore Partito Popolare a dover drammatizzare ed esagerare in modo eccessivo, in un momento in cui la Spagna non può permetterselo.

Le circostanze e le sfide che il Paese deve affrontare richiedono calma, buon senso, senso di responsabilità ed empatia.

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