ITA – Guida per capire la politica attuale in Spagna

La politica spagnola sembra un gioco di bambini rispetto al sistema italiano. Sopratutto quando c’erano soltanto due partiti politici nazionali rilevanti. Si dividevano la maggioranza come in una partita di tenis. I cronisti della partita urlavano al pubblico: Alla vostra sinistra, il Partido Socialista! Alla vostra destra, il Partido Popular!
Bei tempi quelli, quanta semplicità! Ma con la crisi economica mondiale e dopo il governo di Zapatero, hanno visto la luce tre partiti politici nuovi. E questi hanno condotto alla scomparsa dello storico sistema bipartitico spagnolo: A sinistra Podemos, e a destra Ciudadanos e Vox. Serve ora una guida per capire la politica spagnola attuale.

Forze e debolezze bipartitiche

Il sistema bipartitico spagnolo aveva forze e debolezze, come tutto nella vita.
Tra i punti più forti c’era la stabilità istituzionale. Si cari italiani, esiste. Cioè, governi stabili con una durata tra i quattro o addirittura otto anni di vita. Un’Eternità per l’Italia di oggi. E addirittura, c’erano “Politiche di Stato”, patti su politiche importanti tra i due partiti, come le pensioni o questioni di affari esteri.

Ma c’erano anche debolezze: per arrivare al potere, a volte, la differenza rispetto al numero di deputati tra un partito e l’altro era così scarsa, che alla fine chi decideva il colore dal governo in Spagna erano i piccoli partiti nazionalisti. Il Partido Nacionalista Vasco, maggioritario nei Paesi Baschi, e Convergència I Uniò e Esquerra Republicana Catalana, maggioritari nella Catalogna. Oggi alcuni di questi partiti sono diventati indipendentisti grazie all’ormone populiste della crisi economica globale e all’egoismo della borghesia catalana. Il ruolo di “partito cerniera” gli ha attribuito durante decade una posizione dominante rispetto ai due partiti nazionali spagnoli.

Soldi e potere non andranno mai bene con l’uguaglianza e la solidarietà.  

La moltiplicazione dei pani e dei pesci

La sinistra. Assalto o campanello?

Oggi però la sinistra, storicamente rappresentata dal Partido Socialista e guidata oggi per Pedro Sanchez, si è divisa con un nuovo partito. Podemos, con Pablo Iglesias davanti, nasce come segno di protesta neocomunista negli anni più difficili della crisi economica internazionale. Presenta un programma politico simile a quello socialista, ma più ambizioso, a tratti anche utopico. E tuttavia, può essere necessario in politica avere dei sogni che poi spingano politiche. L’aspirazione iniziale è stata il sorpasso al Partido Socialista, col grido “il cielo si prende all’assalto, non suonando il campanello”. Negli ultimi tempi però ha sofferto un calo importante: è diventata la quarta forza politica in parlamento.

La destra, unita nella divisione

Nella destra il Partido Popular guidato da Pablo Casado si è diviso in tre partiti, dalle posizioni più a estrema destra verso il centro destra. Ma a volte le differenze non sono neanche apprezzabili.

Ciudadanos

Da una parte c’è il partito Ciudadanos, con Albert Rivera davanti. Il suo idolo è Macron. Questo partito è nato come partito di protesta anti-indipendentista in Catalogna. Cittadini stanchi dalle politiche di governi indipendentisti e della “catalanizzazione” della società hanno creato una sorta di partito di centro.
A volte ha abbracciato la socialdemocrazia, e si è confrontato con le tesi indipendentiste catalane.
Inizialmente ha avuto un successo importante, diventando la prima forza politica nel parlamento catalano ma poi ubriachi di trionfi, i suoi leader hanno poi provato a sorpassare il Partido Popular. Per questo hanno cambiato completamente la propria strategia di partito, passando dal centro verso una ideologia nazionalista spagnola e centrista. Nelle ultime elezioni nazionali hanno raggiunto la terza posizione, lontani ancora dal sorpassare il Partido Popular nonostante l’ottimo risultato. A causa del cambio ideologico Ciudadanos ha sofferto diverse dimissioni. La più nota è stata l’uscita di Manuel Vals, ex premier di Francia e candidato di Ciudadanos al Comune di Barcellona.

Vox

Ma negli ultimi anni, ha acquisto forza un partito considerato di estrema destra nel contesto europeo. Anche se lontano ancora da partiti come la Lega o Le Pen. Di fronte alle posizioni estremiste dei partiti indipendentisti catalani o alla visione economica pseudo comunista di Podemos, VOX rappresenta il nucleo duro del nazionalismo spagnolo e del capitalismo, rifiutando lo stato delle regioni autonome e chiede di tornare a un modello di stato centralizzato. Il suo leader è Santiago Abascal.

Vox, Partido Popular e Ciudadanos in una dimostrazione a favore dell identità spagnola durante la crisi catalana.
Vox, Partido Popular e Ciudadanos in una dimostrazione a favore dell identità spagnola durante la crisi catalana.

Destra summa, ma non consuma, per ora

Dopo gli ultimi comizi elettorali, la situazione politica spagnola è diventata veramente complessa. Il parlamento spagnolo sembra, in quanto a confusione, il Campidoglio. Si sono creati due blocchi di destra e di sinistra. Il blocco di destra conformato per il Partido Popular, Ciudadanos y Vox, anche se d’accordo su diversi fronti, non raggiungono la somma necessaria per poter candidarsi alla presidenza del governo coalizzati. Ciudadanos, nato come partito di centro, non vuole mostrarsi vicino a Vox, ma governano insieme in diverse istituzioni.

Sembra che i soldi facilitano l’amicizia e gli accordi. Uomini d’affari.

Gli umili vincono, ma non governano

Il blocco di sinistra invece, formato dal Partido Socialista, prima forza, e Podemos, quarta forza in parlamento, non ha i numeri sufficienti per conformare un governo. Ma la sua coalizione potrebbe ricevere l’appoggio degli indipendentisti catalani e baschi, e raggiungere così la maggioranza necessaria. Una somma possibile ma che ha interessi contrapposti. Immagina per un attimo mettere insieme in una stanza chiusa la socialdemocrazia, il neocomunismo e l’indipendentismo. Sarebbe la nuova versione di Hunger Games, “I giochi della fame”.

La negoziazione tra loro non è stata facile. Nel 2016 già una volta Podemos non ha dato il suo appoggio al Partido Socialista, e le conseguenze sono state tragiche per la sinistra. Hanno provocato la bocciatura della candidatura alla presidenza di Pedro Sanchez e permesso al Partido Popular di Rajoy di governare la Spagna. Il Partido Socialista non ha fiducia in Podemos, dai quali hanno ricevuto attacchi e gravi insulti fin dalla sua nascita. Sul governare insieme hanno dubbi: i socialisti considerano Podemos un partito senza esperienza di gestione, con una povera accettazione politica sociale.
E rispetto alla crisi catalana sostengono che la loro visione è priva di contenuti e che sono a favore del diritto di autodeterminazione. In più Podemos considera i politici catalani processati per la dichiarazione di indipendenza unilaterale del 2017 “prigionieri politici”. Inaccettabile.

Dal momento che tra qualche mese probabilmente verrà annunciata la sentenza di questo processo, riuscire a essere concordi su una questione tanto delicata e a mostrare un discorso che trova tutti d’accordo si rivela necessario per il Governo della Spagna.

Le richieste di Podemos per entrare nel Governo della Spagna sono state esigenti. Pur avendo perso l’elezioni, diventando l’ultima forza tra i grandi partiti, per trovare l’accordo di Governo hanno richiesto parecchi ministeri tra i quali il Ministero del Lavoro e l’Agenzia delle Entrate. Hanno inoltre chiesto che la nomina della vicepresidenza del Consiglio dei Ministri venisse assegnata alla compagna e anche madre dei figli del leader di Podemos. Senza dubitare della sua capacità far dipendere di questo il governo della nazione per molti cittadini è stato più uno scandalo che una coincidenza. Ma è chiaro che il mutuo della lussuosa villa di 2300 metri quadri della coppia rappresentante della “vera sinistra” non si pagherà da solo.
Le negoziazioni si sono svolte lungo tre mesi, ed è continuata pure nell’ultima sessione per l’investitura in parlamento. Ancora il leader di Podemos Pablo Iglesias ha barattato con il Partido Socialista la poltrona di Ministro del Lavoro durante la votazione finale in parlamento.

Di fronte al rifiuto del Partido Socialista, che ha offerto a Podemos quattro ministeri e una vice presidenza, Podemos si sono astenuti dal dare il suo appoggio a Sanchez e così la candidatura del leader socialista è stata bocciata.

Partido Socialista e Podemos riuniti durante le fallite negoziazioni di governo.
Partido Socialista e Podemos riuniti durante le fallite negoziazioni di governo.

Il costo dell’irresponsabilità

È impossibile prevedere come andranno a finire le negoziazioni, nel caso che continuassero. Perché per adesso non c’è neanche un candidato alla Presidenza dal Governo, dopo la bocciatura di Pedro Sanchez per due volte. Il mandato del parlamento scadrà alla fine di settembre. Dopo di che nel caso in cui i candidati non trovassero gli appoggi necessari per governare, la Spagna andrà di nuovo in elezioni.
Vedremo quanto stanchi saranno gli spagnoli di andare a votare senza vedere tradotti i propri voti in un governo effettivo. Vedremo chi affronterà il costo di non essere riuscito ad arrivare ad accordi con forze politiche simili almeno negli ideali.

L’eccesso di ambizione, la mancanza di visione di stato e l’aver privilegiato gli interessi personali avrà il suo prezzo.

Pedro Sanchez, candidato alla Presidenza di Spagna, bocciato.
Pedro Sanchez, candidato alla Presidenza di Spagna, bocciato.

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